Vite di uomini non illustri

 

Where is Your brother? quarta stagione espositiva della home gallery Sponge Living Space (Casa Sponge) di Pergola (PU), dopo le personali di Tiziana Contino, Niba e Loredana Galante(Spazio NovaDea), Cristina Treppo e Mona Lisa Tina (visitabile presso lo Spazio NovaDea di Ascoli Piceno fino al 29 aprile). Da sabato 31 marzo alle ore 18,00 popola gli spazi di Casa Sponge l’artista Alessandra Baldoni, con un progetto Vite di uomini non illustri a cura di Cristina Petrelli e Viviana Siviero

In “vite di uomini non illustri” Alessandra Baldoni, prendendo in prestito il titolo da un romanzo di Giuseppe Pontiggia, accosta abilmente linguaggi da lei molto amati. Fotografia e scrittura convivono in un progetto dove l’immagine si pone quale attestazione d’esistenza e la parola ne diventa linfa vitale. Articolato in più fasi, il progetto si presenta come una serie di dittici in cui ad una fotografia si affianca una pagina scritta. Il fatto che entrambi gli elementi vengono incorniciati singolarmente, suggerisce come sia l’artista a creare una connessione fra i due, nel momento in cui spedisce la foto ad una persona coinvolta nel progetto, chiedendo in risposta un racconto legato a quell’immagine. Nel rapportarsi a ciò che in sostanza non è altro che un frammento, la parola esprime al meglio il suo potere creativo, tratteggiando “piccole biografie” – come scrive l’artista- e descrivendo vite possibili che ruotano intorno al momento immortalato nello scatto. Foto d’epoca, acquistate tra mercatini e bancarelle, si mescolano ad altre in stile - veri e propri falsi storici – realizzati dall’artista stessa. Il gioco sottile di verità e finzione offerto dalle immagini viene interpretato dalla parola. Gusto narrativo, immaginazione e capacità visionaria in tal modo si fondono con memoria, ricordo ed esperienza, in un unico atto creativo. Un’alchimia che ha alla base tutta la forza dell’arte.

 

A cura di: Cristina Petrelli e Viviana Siviero
Luogo: Sponge Living Space, via Mezzanotte, 84 – 61045 Pergola (PU)

Coordinamento e comunicazione: Sponge ArteContemporanea

Inaugurazione: sabato 31 marzo ore 18:00
Periodo: 31 marzo - 6 maggio 2012
Orario: su appuntamento
Info: +39 339 4918011, +39 339 6218128, pressoffice@spongeartecontemporanea.net www.spongeartecontemporanea.net

CS

 
 
 

 

 

Save Our Skiers 3 - S.O.S La "MOSTRA"delle nevi!

 

S.O.S. 3
Palazzo delle Miniere, Fiera di Primiero
dall’11 al 26 febbraio 2012
inaugurazione sabato 11 febbraio ore 18

Stefano Abbiati / Karin Andersen / Elena Arzuffi / Alessandra Baldoni / Alessandro Bavari / Giorgia Beltrami / Luca Bidoli / Beppe Calgaro / Mauro Cuppone / Berenice Darrer / Gianni De Val / Ulrich Egger / Fiorella Fontana / Sara Giannatempo / Daniele Giunta / Christian Ghisellini / Jon Koman / Abby Leigh / Franco Losvizzero / Bruno Marrapodi / Svetlana Ostapovici / Franco Passalacqua / Arianna Piazza / Serena Piccinini / Matteo Sanna / Stefano Scheda / Wilhelm Scheruebl / Simone Turra / Silvia Vendramel / Devis Venturelli / Lucia Veronesi /



È il quattrocentesco Palazzo delle Miniere di Fiera di Primiero ad ospitare la terza edizione di S.O.S., mostra che vede protagonisti alcuni dei più interessanti artisti del panorama nazionale riuniti in un evento che mette insieme la ricerca artistica a partire dai rapporti di amicizia che legano le persone.
La mostra raccoglie infatti le opere di una trentina di artisti che hanno tra loro rapporti di amicizia e che hanno collaborato con i propri galleristi con la volontà di mostrare quanto la fiducia e l’amicizia siano elementi troppo spesso trascurati in un campo, quello delle arti visive, in cui la competitività e la rivalità per essere visibili risulta infintamente più estrema di quanto avvenga in altri settori della vita. S.O.S. 3 è così una mostra in cui gli artisti hanno voluto partecipare anche con motivazioni che sono in qualche modo extra-professionali, perché fare arte può essere anche condividere dei piaceri, fare una festa o guardare dalla finestra la neve che scende.
Il progetto – ideato da Alberto e Metella De Faveri – nasce dall’idea di riunire galleristi, artisti, curatori in un contesto naturale caratterizzato dalla bellezza dell’ambiente naturale. La montagna, il clima disteso non possono che favorire il nascere di discussioni, di relazioni, di nuove idee. L’arte vive e si nutre infatti anche di tutti questi stimoli che la società contemporanea, eternamente di corsa, vorrebbe cancellare.
La mostra gode del patrocinio del Comune di Fiera di Primiero e del sostegno di De Faveri Arte Contemporanea.

S.O.S. 3
Stefano Abbiati, Karin Andersen, Elena Arzuffi, Alessandra Baldoni, Alessandro Bavari, Giorgia Beltrami, Luca Bidoli, Beppe Calgaro, Mauro Cuppone, Berenice Darrer, Gianni De Val, Ulrich Egger, Fiorella Fontana, Sara Giannatempo, Daniele Giunta, Christian Ghisellini, Jon Koman, Abby Leigh, Franco Losvizzero, Bruno Marrapodi, Svetlana Ostapovici, Franco Passalacqua, Arianna Piazza, Serena Piccinini, Matteo Sanna, Stefano Scheda, Wilhelm Scheruebl, Simone Turra, Silvia Vendramel, Devis Venturelli, Lucia Veronesi
Palazzo delle Miniere
Piazzetta del Dazio 1, Fiera di Primiero [tn] 
dall’11 al 26 febbraio 2012
tutti i giorni 16.00-19.30 
inaugurazione sabato 11 febbraio ore 18
t 335.8035597, info@defaveriarte.it
www.defaveriarte.it

 

 

 

 
 

 

“HANGING IN TIME”

 
Hanging in time: fotografie di Alessandra Baldoni, Silvia Noferi e Francesco Minucci.

Durante la mostra, sarà presentato il marchio JesùLaFrench di Michele Moricci.


“Ciò che veramente importa non è tanto l’attimo privilegiato, quanto individuare una propria realtà; dopo di che, tutti gli attimi più o meno si equivalgono”. Ugo Mulas.

L’associazione Heyart e Polibulistudio - Gabriele Bulichelli e Luca Poli Architetti presentano “Hanging in time”, il racconto di tre storie diverse ma, allo stesso tempo, legate da una precisa sensazione emotiva-temporale subìta o consapevolmente provata dagli attori di ciascuna narrazione: la percezione degli istanti sospesi nel tempo dell'attesa e dell'immobilità del trascorrere del tempo. 

Nelle “Le cose che vedi”, Alessandra Baldoni ritrae eroine di fiabe dell’infanzia o donne infinitamente sole di fronte a spazi incontaminati. I soggetti sono composti dall’artista in inquadrature di inusitata bellezza, sono personaggi consapevoli in equilibrio tra solenne staticità 
I lavori di Alessandra Baldoni sono il frutto di una ricerca che è spinta da una innata e recondita necessità di fermare l’attimo – “scelto” tra milioni di altri attimi - e di renderlo eterno con la sua “impressione”. La sua è un’emergenza più che un bisogno: la fotografia è, come lei stessa racconta in un’intervista, “il mezzo per immortalare il mondo, per raccontarlo e raccontarsi” come tutti i momenti che compongono le vite personali, laboratori di storie in continua evoluzione.
“Hôtel Rêverie” di Silvia Noferi è il racconto di un luogo di transito, vecchio hotel alla periferia del centro di Firenze con le sue stanze svuotate degli arredi e delle storie che vi hanno soggiornato. La bella antica tappezzeria scollata dal tempo che le cose cambia, il poco mobilio logorato dall’usura, i pavimenti ricoperti da teli di plastica impolverati diventano sfondi ideali per creare delle narrazioni evocative. La Noferi in questo contesto inserisce personaggi che si trasformano in attori di nuove storie e contemporaneamente testimoni surreali di una memoria che svanisce, tema quest’ultimo caro a molti esponenti della fotografia toscana. 
“Play” di Francesco Minucci fotografa la ‘società postmoderna’, giocata dall’individuo in lotta con se stesso, e tutte le ossessioni, proiezioni, simulazioni e devianze. “Dietro un mondo ludico e materiale, si cela un autentico nichilismo, dove ciascun individuo tende a negare in modo definitivo e radicale l’esistenza di qualsiasi valore in sè e l’esistenza di una qualsiasi verità oggettiva. È la società postmoderna; l’uomo combatte contro tutti, ma soprattutto contro se stesso, in una dimensione senza storia e senza tempo che si rivela drammaticamente concreta e reale.” 
E', dunque, l'idea del tempo a fare da filo conduttore alla mostra “Hanging in time”, avvertito e trascritto con espressioni diverse da tre giovani talenti dell'arte contemporanea italiana, delineando una sottile linea di confine fra reale e surreale.

Durante “Hanging in time”, sarà presentato il progetto indipendente JesùLaFrench!del fashion designer fiorentino Michele Moricci, una linea di T-shirt che rappresenta la passione per la pop – culture, segue lo stile contemporaneo e immortala su semplice cotone bianco, firmato American Apparel, l'iconografia dei nostri tempi.

Testi critici tratti da Luca Beatrice e Alessandra Lazzerin

Polibulistudio
Vicolo san Leopoldo 9/11, Cecina (Li)
Vernissage : 16 Dicembre ore 18.30-
Dal 16 dicembre al 29 Gennaio 2012
Dal lun al sab dalle ore 9./13 e 15/20. Domenica su appuntamento contattare Arch. Gabriele Bulichelli 3939428451
Info: info.heyart@gmail.com

 

     
     
     
   

 

Occhi di oceano in tempesta

 

     

di Viviana Siviero

     
   

Catherine Earnshaw: «Vorrei tornare a essere una ragazza, quasi una selvaggia, e aspra e libera, che ride delle offese e non ne impazzisce! Perché sono tanto mutata? perché il mio sangue si agita tumultuosamente per poche parole?»
Emily Bronte, Cime Tempestose,

   

 

La voce si ricorda o si dimentica ancor più di un viso o di un connotato. La voce di un morto ad esempio, evapora con il suo scadere alla vita, peggio di un ricordo ad esso collegato: ciò che resta delle melodie che accompagnano i pensieri condivisi col mondo a voce alta è una sensazione, non la voce stessa che, come la luce, è impossibile da fissare come oggetto fisico. Così, nel mondo dell’arte che tutto vede e tutto può, nell’universo in cui i protagonisti hanno più potere che nei sogni, la voce perpetua, quella infinita che si lega indissolubilmente ad una sensazione incancellabile è affidata ad oggetti iconici, che portano nel cuore tanta forza quanta gliene ha assegnato la tradizione.
È la spada quindi ad accompagnare quell’elemento femminile che è da sempre il cuore pulsante della poetica di Alessandra Baldoni; un’artista, una femmina che pratica da sempre l’arte della poesia instancabile, fatta sia di parola, sia di attimi di luce che si imprimono sulla carta fotografica al ritmo di un cuore gonfio di mondo, che viene liberato per divenire immagine ed essere così capace di sussurrare al vento la storia di eroine che non hanno nome e allo stesso tempo ne hanno infiniti. Si tratta di donne i cui occhi, fin dalla nascita, sembrano avere il colore dell’oceano in tempesta; coraggiose ed agguerrite che per destino ma soprattutto volontà sono portatrici di storie intense di cui non si conosce né principio né sviluppo, ma semplicemente la morale, che si palesa nell’affermazione del sé al di là di qualunque convenzione stereotipata. Le ragazze di Alessandra Baldoni sembrano fuoriuscire da un moto di forza pulsante, come belle addormentate che non accettano di essere svegliate da un Principe, né che ribaltano ironicamente la storia; semplicemente preferiscono tirarsi fuori dai guai da sole con fatica, passando attraverso giudizi e sofferenze per diventare padrone della loro vita ma soprattutto accelerare l’evoluzione, attraverso la creazione di un precedente che sia di ispirazione. Catherine Earnshaw, Lady Chatterley, Emma Bovary, Frida Kahlo, Hannah Arendt, Simone de Beauvoir, Louise Bourgeois, Gertrude Stein: eroine letterarie alcune di natura reale, altre immaginarie, capaci comunque di trainare il cuore fin dove possa vedere una via d’uscita per continuare a battere. Donne che sembra di sentire disquisire sulle nuove forme di schiavitù psicologica dell’oggi, in cui le catene sono state sostituite dalle promesse di successo e che credono di essere emancipate per l’uso disinibito che sembrano fare del proprio corpo. Le emozioni innescate dagli scatti della Baldoni raggiungono queste rive: non si tratta di moralità ma di fatti; le donne guerriere messe in scena dall’artista sfilano fra stonature di colore variegate ora accese e tirate, ora modulate ed armoniche, fisse in posture fiere a ricordare che ciò che viene alla luce spesso non rappresenta la totalità delle cose. Ognuno infatti è invitato a percorrere la propria strada. Le donne guerriero di questa serie non sembrano intenzionate a redimere una categoria, ma piuttosto a salvare se stesse e la propria dignità, ricordando a tutti che sono un esercito: la loro voce è indimenticabile perché ha il suono della spada che fende l’aria e si scontra con altro metallo, che si conficca in una roccia, nella terra o nella carne, se strettamente necessario. Senza offesa, ma per ricordare che la vita va difesa con coraggio e forza, a suon di sacrifici.
Oltre a questo aspetto epidermico, le immagini di Alessandra Baldoni possiedono un giardino segreto, collegato al senso stesso di crescita: le sue ragazze sembrano essere uscite da poco da un bosco di favola nel quale si aggiravano con mantelli cremisi, in attesa che un destino si palesasse per loro e con esso si costituisse una ragnatela di reazioni. Le loro mani sembravano non voler abbandonare quel filo rosso che le legava a quell’uovo purissimo che si era schiuso partorendole; un filo che in realtà le collegava ad un destino mitologico che gli occhi giovani ed inesperti non riuscivano a distinguere nel fitto del sottobosco. Bambine che coprivano le punte delle loro dita con ditali rilucenti e solidi perché temevano di possedere artigli che potessero ferire. Col tempo e le esperienze tutto questo si è trasformato in maturità e una parte in più di quel filo mitico è stato percorso: basta con l’accettazione di una tradizione che le ghettizza per un’origine inventata dall’uomo che le ufficializza come appendici, giustificando il fatto con una storia maschilista che le vede nate da un umile frammento d’osso, che le costringe antropologicamente all’adattamento. Quelle di Alessandra Baldoni hanno spazzato via la favola per recuperare un ruolo di anime elette che camminano fiere al di fuori della consuetudine, forti di una scintilla primigenia che è nota come anima selvaggia.
Qui vediamo prendere vita nuove favole che si sciolgono in biografie immaginarie non specificate, capaci di nutrirsi della melodia poetica di chi le ha precedute coraggiosamente nel mondo reale o in quello della parola inventata; attraverso la loro immagine epica esse mantengono viva quella voce a perpetua memoria, schiacciando il maschile in una condizione perdente in maniera sottile e geniale, mostrandolo come la cenere che sopravvive fino alla prima brezza, dopo una distruzione insensata. Al contrario il femminile dà sfoggio di sé da una posizione temporale in cui è evidente una maturità acquisita sul campo: è solo affrontando le cose che si fa la conoscenza di quella forza che altrimenti si ignorerebbe. «Vola solo chi osa farlo» dicevano gli amici gatti di Sepulveda alla gabbianella Fortunata che non voleva lasciarli: le donne guerriere della Baldoni hanno fatto la conoscenza della propria natura e sanno che un gabbiano non potrà mai e poi mai sfracellarsi al suolo, così come un pesce non potrà mai e poi mai annegare. Esse dimostrano piuttosto il coraggio che è insito in ogni essere sensibile che è nato per osare e vincere, per credere nel proprio corpo magico che si merita rispetto perché di natura prometeica. Accostando uno sguardo attento su ogni volto scopriremo voci cantilenanti e fiere, profumi di natura selvatica e primigenia, rituali dedicati alla magia del grano e della luna; tutte cose che invitano a ripensare alla propria vita, al proprio corpo e alla propria anima che sarà tanto migliore quanto avrà fatto tesoro di quelle qualità ragazzesche, selvagge, aspre e libere che ridono delle offese e non se ne curano.

Alessandra Baldoni:
«L’arte deve essere accanto, addosso, prossima alle persone, deve restituire un desiderio, un bisogno, una speranza. Ho la sensazione che siamo un po’ tutti rotti ed aggiustati, rintanati per paura. Si deve cercare di creare un mondo fatto di poesia, che dalla poesia nasce nutrendosi della parola come la pianta dell’acqua».