Atlas

 Atlas (1)

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 Atlas (2)

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 Atlas (4)

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 Atlas (5)

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 Atlas (6)

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 Atlas (7)

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 Atlas (8)

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 Atlas (9)

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 Atlas (10)

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 Atlas (11)

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 Atlas (12)

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 Atlas (13)

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 Atlas (15)

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 Atlas (17)

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 Atlas (18)

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 Atlas (19)

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 Atlas (20)

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 Atlas (21)

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-After Memosyne-

Atlas è un lavoro di ricerca, di memoria, un lavoro sul tempo, sul pensiero che concretizza i ricordi in costellazioni di immagini. Il lavoro nasce dall’incontro con l’Atlas Mnemosyne di Aby Warburg, un atlante delle immagini in cui Warburg esplora le sopravvivenze e le permanenze delle immagini di antiche divinità e simboli nella cultura europea moderna.

Una sorta di rinascita sottotraccia, di sopravvivenza per migrazione. Una mappa delle costanti della memoria occidentale – miti, figure, parole, simboli – in un campo di indagine che si apre sulle risonanze culturali tra Rinascimento, Antico e Contemporaneo.

Quello che ha affascinato l’artista è l’idea delle tavole, della giustapposizione di elementi in apparenza distanti per provenienza e cronologia temporale (carte, statue, reperti archeologici, ritagli di giornale) che secondo Aby Warburg sono familiari tra loro, si richiamano, si fanno eco. Le immagini sono l’oggetto privilegiato di studio in quanto sono un modo immediato di “dire il mondo”.

L’immagine è il luogo in cui più direttamente precipita e si condensa l’impressione e la memoria degli eventi. “Dotate di un primordiale potere energetico di evocazione, in forza della loro vitalità espressiva le immagini costituiscono i principali veicoli della tradizione culturale e della memoria sociale, che in determinate circostanze può essere “riattivata e scaricata”. La giustapposizione di immagini, impaginate in modo da tessere più fili tematici attorno ai nuclei e ai dettagli di maggior rilievo, crea campi di energia e provoca lo spettatore a un processo interpretativo aperto: “la parola all’immagine” (zum Bild das Wort). Mnemosyne è dunque una macchina, una sorta di condensatore in cui si raccolgono le correnti energetiche che animano la memoria dell’Europa.”

(Da Engramma “La parola all’immagine: il Bilderatlas Mnemosyne di Aby Warburg”.)

Nasce da qui l’idea di cercare il luogo visivo dove il mondo “fa rima”, di cercare una specie di ritornello tra le cose- volti animali, natura, statue- come a trovare un senso, una catalogazione per somiglianza di forma, di colore, di significato. Sequenze che cercano un’assonanza, immagini che si richiamano come se condividessero lo stesso segreto. L’ Atlas di Alessandra Baldoni racconta una storia fatta di legami e corde, di significati che si nascondono e si svelano.

Una regola, che si fonde in un principio di equilibrio nel caos apparente, una matematica della bellezza.

In conclusione riallacciandosi a una riflessione sulla fotografia di Umberto Eco: “Anzitutto la foto ha rapporto con due tipi di memoria: una è la memoria sociale, che è quella dei documenti e una è la memoria personale.” Atlas mette in dialogo questi due tipi di memoria soggettiva ed individuale dove le immagini si legano per creare nuove sintassi in un reticolo di stimoli e suggestioni.