C'era un volto

 

 


     
  Danzo senza mai fermarmi, peso solo pochi grammi

 

 
   
     
  Verrei riuscire ad alzarmi da terra ma il cielo è troppo pesante

 
   
     
Sono un re che ha perso il suo trono, la regina non conosce perdono

 

   
     
  Il buio definisce la mia forma e ho l'odore del legno


 
   
     
Mi dimentico di ogni mattino perche' non mi ricordo dove mi ha portato la notte

 

   
     
  L'accordo delle farfalle

 

 
   
     
  I conigli mangiano la mia paura

 

 
   
     
  Non credevo ti avrei incontrato nel bosco

 

 
   
     
  Sono come una statua alla deriva nei tuoi occhi

 

 
   
     
Ho scritto pagine intere in tutte le lingue dell'impero senza trovarti

 

   
     
  Tu sei la mia medicina carnale

 

 
   
     
  Come una favola

 

 
   

 

 

 

C'era un volto nelle notti dei miei sogni, un volto inatteso, appena intravisto. Immagine che sposta lo sguardo. C'era un volto capace di sorprendermi, di la­sciarmi sospesa. Volto senza comprensione, volto che porta dell'altro. Ci sono momenti in cui 1a trama del reale si allenta e tra le sue maglie s'insinua un dub­bio, qualcosa d1 sorprendente. Così come nella favola le leggi fisiche perdono va­lore, ci si muove in un mondo fatto di simboli ed enigmi, di parole segrete da ripetere fedelmente. È i1 pensiero che si sfuoca, che perde la pretesa di conoscere ogni cosa ed ogni cosa definire.  Le foto di “c'era un volto" somigliano a. piccole crepe sul muro spesso del buon senso visivo, sono incantesimi, evocano animali misteriosi, oggetti miracolosi. Sono sassolini che girano nella mente, piccole ossessioni di carta nitide nel loro bianco e nero che ne accentua l'aspetto estraniante, le essenzializza e drammatizza insieme. Dramma significa lacerazio­ne, spaccatura. In quella specie di frattura si insinuano queste immagini. Queste visioni che scompongono i1 mondo. Perche c'è ancora qualcosa da dire, qualcosa che lasca senza parola e costringe a pensarne una nuova, inaudita. E c'è una lingua fatta di nomi che somigliano a farfalle in bocca, nomi capaci di alzarsi in volo sopra una terra oppressa e grave.

Alessandra Baldoni

 

Immagine di apertura: "Principessa" di Margherita Pieroni