Favola Camping nasce da una committenza. Il SiFest mi affida il censimento di una parte del suo territorio, quella di Savignano mare che si estende tutta in 241 metri di spiaggia proprietà dello storico Camping Rubicone..

Durante la mia settimana di permanenza al camping ho cercato di raccontare qualcosa di diverso da ciò che palesemente mi si mostrava. Gomma, carne, sole, colori, sole rovente, plastica e felicità forzata da vacanza scandita dalla stessa musica tutto il giorno tutti i giorni. La quintessenza della riviera romagnola in un periodo dove- dopo una prigionia forzata- tutti sembrano correre il doppio, muoversi velocemente, urlare più forte e doversi per forza divertire più del solito.

Ho iniziato a girare di notte e cercare le ombre, le crepe, le inquietudini. Il taciuto che entra nei sogni di soprassalto, la parola non detta, il timore celato. Ho guardato guidata dai bambini, dal buio che sempre mangia i piedi e sale, dalla sensazione di pericolo che trasforma in mostruose creature i giochi innocui del giorno e della spiaggia. Mi sono fatta raccontare del bosco- il bosco che è sempre un inferno perché ci lascia esposti, una bocca che ci mastica e risputa, un taglio che resta e sconfina negli anni fino a diventare il granaio del diavolo, il luogo dove nasce la creatività.

L’inferno che racconto viene dal conosciuto, dall’usuale, è fatto degli utensili che maneggiamo tutti i giorni. Somiglia alle favole dove le cose accadono all’improvviso slabbrando la trama del reale. E’un inferno vicino, piccolo, silenzioso dove le cose si spostano di senso, danno le vertigini, tremano al buio e si aprono in domande mentre noi ci guardiamo in specchi insaponati.